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Sintesi.
     
In  Italia, diversamente da quanto accadde in altri paesi europei, non
si  form  uno stato nazionale unitario. La scena politica fu dominata
da  cinque stati di dimensioni pressoch regionali, divisi da rivalit
economiche e da disegni espansionistici contrapposti.  (Paragrafo 1).
Il  dominio  dei Visconti di Milano arriv ad estendersi a gran  parte
dell'Italia centro-settentrionale, ma venne ridimensionato  nel  corso
del  Quattrocento, fino a comprendere all'incirca l'attuale Lombardia.
Le  repubbliche  mercantili  di Venezia e  Firenze,  che  inglobarono,
rispettivamente,  il  Veneto e parte della Lombardia  l'una,  e  parte
della  Toscana  l'altra,  erano rette da  regimi  oligarchici;  quello
fiorentino  sfoci  progressivamente in una signoria  dissimulata,  ma
efficace  e  duratura,  quella dei Medici, che  lasciarono  inalterato
l'impianto politico tradizionale. Il papato ed il regno di Napoli, due
antiche  e prestigiose monarchie, non erano pi forti come in passato,
la  prima  ostaggio  di  potenti signori in qualit  di  vassalli,  la
seconda condizionata dalla forza dei baroni. (Paragrafo 2).
Questi  cinque  stati regionali entrarono, nel corso  del  Trecento  e
della  prima met del Quattrocento, in un conflitto permanente, in  un
inutile  ed  autodistruttivo tentativo di eliminarsi, o  perlomeno  di
strapparsi territori, sempre con scarsi risultati.
La  pace  di  Lodi,  nel  1454, fiss un equilibrio  che  si  mantenne
sostanzialmente  inalterato  per  circa  quarant'anni,  grazie   anche
all'abile opera mediatrice di Lorenzo il Magnifico.  (Paragrafo 3).

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La  struttura  politica degli stati regionali, avendo a che  fare  con
forti  particolarismi ed egoismi di parte, fu sostanzialmente  debole.
In   un   clima   di  conflittualit  pressoch  permanente,   divenne
fondamentale  e  deleterio  il  ruolo  svolto  dai  mercenari  e   dai
condottieri, che resero la guerra una remunerativa professione, e  che
si   vendevano   all'uno   e  all'altro  degli   stati,   contribuendo
all'instabilit politica e finanziaria della penisola.  (Paragrafo 4).
